martedì 19 dicembre 2017

E' ora di vendere i bitcoin

2018: Le Banche Centrali cominciano a comprare Criptovalute ?

Dietro le porte chiuse delle banche centrali del G7,  ogni giorno, vanno solennemente al lavoro dei trader  che comprano e vendono valute estere, titoli negoziabili, diritti speciali di prelievo (DSP) e oro.
I trader delle banche centrali seguono la politica di investimenti prevista dai loro comitati esecutivi ed hanno specifici obiettivi di ripartizione nelle loro attività, in ordine di importanza. L’obiettivo delle negoziazioni di riserve estere è generalmente ottenere liquidità, sicurezza e rendimento (questo però è all’ultimo punto).
Attualmente, il G7 si preoccupa solo di una “appropriata regolamentazione” delle criptovalute e non del potenziale asset di queste criptovalute. Bitcoin, Ether e Zcash non si trovano a nessun punto dell’elenco degli strumenti e delle valute che i banchieri centrali sono autorizzati a negoziare.
Nel 2018, le cose saranno diverse. Le banche centrali del G7 inizieranno ad acquistare criptovalute per rafforzare le loro riserve estere.
I tempi stanno cambiando.
Background
Una delle funzioni principali di una banca centrale è  gestire le riserve d’oro e di valute estere ufficiali del proprio stato-nazione o dell’Unione.
Le riserve sono fondamentali per garantire che uno stato (una nazione o una Unione) possa gestire le proprie passività in valuta estera e mantener viva la fiducia nelle sue politiche monetarie e sui tassi di cambio. Nel complesso, la stabilità finanziaria che producono le riserve in oro e in valute estere ha storicamente garantito il benessere economico dei cittadini in caso di scossoni esterni.
L’oro è comunemente usato come scudo contro eventi economici da black swan  e serve come cuscinetto contro le calamità per la sua alta liquidità, per i suoi attributi valutari e per i vantaggi di poter essere diversificato.
Anche la valuta estera è altamente liquida ed ha i benefici della diversificazione (rispetto alla moneta propria di una banca centrale). Le divise estere si accumulano principalmente con acquisto di valute estere sul mercato a pronti, con swap sul mercato monetario in valuta estera per la gestione di liquidità, con  investimenti in conti correnti a termine e con call deposit accounts su banche straniere.
Interconnessioni
I paesi del G7 sono interconnessi tra di loro attraverso una rete di accordi politici, finanziari e commerciali.
Questo club di paesi detiene riserve massicce delle rispettive valute –  chiamate riserve valutarie. La maggior parte di questi paesi detiene anche grossi depositi di riserve auree. Il Canada è una eccezione, perché ha  recentemente liquidato tutto il suo oro.
Le banche centrali del G7 detengono normalmente anche dei diritti speciali di prelievo (SDR) e titoli negoziabili denominati in valute estere come obbligazioni dei Governi, Buoni del tesoro, obbligazioni societarie, azioni societarie e prestiti in valuta estera.
I diritti speciali di prelievo (SDR) hanno bisogno di una parola a parte, si tratta di una riserva internazionale, creata dal Fondo Monetario internazionale (FMI) per integrare le riserve ufficiali dei paesi membri.
Il valore dei SDR si basa su un paniere composto da cinque valute principali: Dollaro USA, Euro, Renminbi cinese (RMB), Yen giapponese e Sterlina inglese. Solo recentemente (1 ottobre 2016) il RMB ha rotto il monopolio delle valute del G7 che compongono  i SDR.
È importante notare che i SDR sono ancora pesantemente legati al valore delle valute del G7.
In breve, i paesi del G7 detengono per lo più le rispettive valute come riserve estere, sia con i SDR che direttamente. L’oro è per lo più accettato come uno standard comune di valore universale.
Perché il 2018?
Un punto di svolta per le banche centrali del G7 sarà quando la capitalizzazione del mercato dei bitcoin supererà il valore di tutti i SDR finora creati e assegnati ai vari paesi membri (circa 291 miliardi di dollari).
Un altro punto critico sarà la consapevolezza che il valore delle valute dei G7 si stanno svalutando rispetto alle criptovalute. Le valute dei paesi dei SDR e del G7 saranno costrette a modificare la ripartizione delle loro riserve in valuta estera e alla fine dovranno includere anche un paniere di criptovalute.
La preveggente Christine Lagarde, AD del FMI, ha già messo in guardia le banche centrali sui gravi sconvolgimenti che potranno causare le criptovalute.
Le riserve valutarie sono usate per sostenere la valuta di una nazione. Le valute Fiat sono pezzi di carta o monete che intrinsecamente non hanno nessun valore. La valuta è sostenuta solo da una convinzione condivisa da chi la utilizza sullo solidità dello schema valutario di un paese. Quando una banca centrale di un paese del G7  – per esempio il Giappone –  acquista riserve di valuta estera dagli Stati Uniti (dollari USA), è per la convinzione che i giapponesi credono che il dollaro USA sia una valuta sulla quale si può aver fiducia.
Nel 2018, le banche centrali del G7 prenderanno atto che bitcoin e altre criptovalute diventeranno la più grande valuta internazionale per capitalizzazione di mercato. Questo evento, insieme alla natura globale delle criptovalute  che hanno accesso al trading 24 ore su 24, 7 giorni su 7,  farà comprendere intuitivamente che si dovranno comprare criptovalute, perché ormai sono diventate un investimento de facto e saranno una tranche degli investimenti delle banche centrali.
Le Cryptovalute soddisferanno anche un nuovo bisogno : l’oro digitale.
Inoltre, le riserve estere sono utilizzate per facilitare il commercio internazionale e quindi detenere riserve nella valuta di un partner commerciale rende più semplici gli scambi. Nel 2018, le  criptovalute come il bitcoin verranno utilizzate per il commercio internazionale in modo moderato, in quanto gli alti rendimenti  del bitcoin-stesso –  preso come investimento  –  incoraggeranno una  “hold strategy ” per i paesi del G7.
Le riserve estere servono anche come strumento di politica monetaria. Le banche centrali possono scegliere se vendere o acquistare valute estere per controllare i tassi di cambio. Nel 2018, le banche centrali cominceranno a rendersi conto che in un mercato globale in criptovaluta non si potrà più mettere in atto nessuna politica monetaria.
Le riserve estere inoltre servono come copertura contro i rischi della propria economia. I paesi le cui economie dipendono dai prodotti di esportazione possono usare la valuta estera come leva, in caso di calo delle esportazioni o del valore della propria valuta.
Le banche centrali del G7 acquisteranno criptovalute come copertura per il rendimento della loro economia.
Come succederà
Dato che ormai sono evidenti i segnali di una debolezza sistemica delle valute legali che non possono opporsi all’ondata delle criptovalute, il comitato esecutivo delle banche centrali, compresi governatori, presidenti e CEO, convocherà riunioni di emergenza per esercitare la loro prerogativa di cambiare il corso dall’attuale politica di investimenti verso una gestione di altri tipi di riserve.
Bitcoin e altre criptovalute selezionate verranno quindi aggiunte all’elenco di titoli e di valute in cui trattare e ….  i soldi della Banca Centrale si riverseranno sulle criptovalute.
In questa nuova epoca la maggior parte delle Banche Centrali del G7 probabilmente userà gestori di fondi esterni per investire in criptovalute, ma non aspettiamoci che queste informazioni saranno liberamente disponibili.

Accadrà tutto al buio. Le vecchie abitudini sono dure a morire.

 Ora che si mettono ad investire le banche centrali e le grandi banche d'affari,è ora di vendere secondo il mio modesto parere,perchè scoppierà una grossa bolla,anche se per tutto il 2018 i prezzi saliranno.

domenica 3 dicembre 2017

Bitcoin,denaro per un mondo limitato




Quale potrà essere il futuro del Bitcoin, denaro crittografato privo di un centro di controllo, il cui valore è cresciuto in un anno di un fattore 10, da circa 700 € a 7000 €? La banca BNP Paribas ha redatto un rapporto che conclude che l’avvenire del Bitcoin sarà limitato sia a causa della mancanza di un prestatore di ultima istanza, sia per la sua natura deflazionista: in quanto moneta sarà condannata al fallimento.
Contrariamente ad altre prese di posizione del mondo finanziario contro il Bitcoin, Questa si basa su degli argomenti strutturati. Sono convincenti ? Quale avvenire per la regina delle monete crittografate ?
Il Bitcoin in poche parole.
Il sistema Bitcoin è contemporaneamente una moneta e un sistema di pagamento – ovvero lo stesso strumento, un software di “portafoglio” permette contemporaneamente di possedere dei Bitcoins e di effettuare dei pagamenti in questa unità di conto a chiunque possegga un analogo software, dovunque si trovi nel mondo, con la sola intermediazione della rete internet.
In comune con le monete classiche ha la caratteristica di essere essenzialmente elettronico : solo una piccolissima parte degli euro o dei dollari esiste sotto forma cartacea di biglietto di banca, la parte essenziale è costituita da cifre binarie dentro ai computer, ed è anche il caso del Bitcoin che non esiste che come sequenza di cifre binarie. Il Bitcoin fa intervenire degli algoritmi crittografici, ragione per cui la si chiama moneta crittografica o cripto-moneta. È ancora suddivisibile, proprio come le monete ordinarie, e si può trasformare in milly-Bitcoins (mBTC) e fino al centomilionesimo di Bitcoin, il “Satoshi “.
La sua originalità, è che non fa intervenire nessun terzo garante e non è emessa da nessuna istituzione che possa servire come prestatore di ultima istanza :
⦁ Che cos’è un “terzo garante” ? È un’istituzione o un’impresa che serve da intermediaria durante una transazione. E in questo modo che qualunque pagamento tradizionale in moneta fa intervenire almeno una banca e alle volte due che gestiscono il conto di colui che paga e il conto di chi riceve il pagamento. Al contrario, il sistema Bitcoin non suppone alcun intermediario – permette di evitare qualunque banca per realizzare un pagamento, come anche per conservare i propri averi sotto forma di Bitcoin.
⦁ Che cos’è un “prestatore di ultima istanza”? È quello che emette il denaro, la banca centrale che la crea a piacere. Al contrario, la rete Bitcoin crea automaticamente e seguendo un ritmo definito in anticipo, dei nuovi Bitcoins, senza che alcun individuo nel gruppo possa cambiare nulla al proposito, neanche il suo creatore. Il numero massimo di Bitcoins aumenta lentamente a partire dai 16,5 milioni del novembre 2017 e non andrà mai oltre 21 milioni.
Bitcoin è stato creato nel gennaio 2009 da parte di una persona o di un gruppo di persone dietro lo pseudonimo di “Satoshi Nakamoto” e la data – che cade poco dopo la grande crisi finanziaria – permette di indovinare facilmente i motivi del Creatore o dei Creatori e dei promotori iniziali:
⦁ Il fatto che si siano diffidenti a proposito del “garante terzo” vale a dire delle banche, è perché molte banche sono state colpite dalla crisi mentre altre banche dovevano affrontare delle accuse di malversazione;
⦁ se vedono un pericolo nel sistema del “prestatore di ultima istanza”, è perché la Banca Centrale Americana (Fed), seguita da molte altre, ha cominciato a creare dei dollari per centinaia e poi migliaia di miliardi per distribuirli a degli istituti la cui sola qualifica per riceverli era di aver perso gigantesche montagne di soldi a causa di prestiti irresponsabili.
Dopo la crisi finanziaria, le grandi banche “troppo grandi per fallire” hanno ricevuto crediti praticamente illimitati dalla banca centrale statunitense, che ha creato per l’occasione tutti i dollari necessari.
Dopo la crisi finanziaria le grandi banche “troppo grandi per fallire “ hanno ricevuto dei crediti praticamente illimitati da parte della Banca Centrale Americana, che ha stampato per l’occasione tutti i dollari necessari.
Dai suoi inizi nel 2009, il sistema Bitcoin si è ingrandito passando da qualche gruppo di appassionati a numerose decine di milioni di possessori su scala mondiale, dall’acquisto di pizza presso un ristoratore compiacente all’accettazione da parte di centinaia di migliaia di commercianti e da un valore di meno di un centesimo di euro per Bitcoin fino a circa 7000 € al 22 novembre 2017.
È una semplice bolla finanziaria irrazionale ?
Numerosi alti dirigenti bancari hanno preso posizione contro il Bitcoin. Jamie Dimon, Amministratore Delegato di JP Morgan Chase, una delle più grandi banche mondiali sia per gli attivi di bilancio, sia per la capitalizzazione di borsa, era senza dubbio il più feroce , e metteva in guardia lo scorso settembre perché il Bitcoin era “una frode”, destinata a “esplodere in volo” e (diceva) “che avrebbe licenziato immediatamente” qualunque impiegato abbastanza “stupido” da acquistarne.
Senza dubbio, Dimon si è attirato qualche sarcasmo. Non solo, ma non era la prima volta che si lasciava andare ad imprecare contro il Bitcoin dato che aveva detto più o meno la stessa cosa due anni prima, assicurando che i fautori della moneta crittografica “stavano perdendo il loro tempo”, perché “nessun governo avrebbe tollerato questo a lungo” ; però nel frattempo non solo il corso del Bitcoin era esploso partendo dai suoi 300 € dell’epoca ma soprattutto il numero dei suoi utenti è aumentato tanto che un governo e non dei più piccoli, quello del Giappone, lo riconosce come mezzo di pagamento a tutti gli effetti.
Ma di più JP Morgan Chase è la banca che ha accettato di pagare il totale più elevato di multe per evitare le cause seguite alla crisi finanziaria, un totale largamente superiore a 25 miliardi di dollari dal 2014, senza contare anche le recenti condanne a pagare parecchi miliardi in aggiunta, per frode e altri delitti.
Jamie Dimon, PDG de JP Morgan, dice che il Bitcoin “E’ una frode”.
Inutile dire che quando Jamie Dimon, AD di questa banca dal 2005, ha deciso a sua volta di utilizzare il termine di frode per denunciare la moneta crittografata ovvero il Bitcoin si è attirato qualche sprezzante dileggio.
Jamie Dimon, Amministratore Delegato di JP Morgan Chase. Le Bitcoin : “una frode”.
Comunque, quali che siano le amenità degli uni e degli altri, resta che le inquietudini sulla valore del Bitcoin sono ben comprensibili. Un aumento di un fattore 10 nel giro di un anno assomiglia furiosamente a una bolla finanziaria, ovvero a un aumento smisurato dato che nuovi acquirenti sono attirati dall’idea che, poiché il valore è aumentato così rapidamente, sia probabile che continui a crescere, mentre la maggior parte degli detentori di Bitcoin rifiutano di vendere nella speranza che il valore cresca ulteriormente, e lo squilibrio tra la domanda e l’offerta aumenta ancora il valore della moneta. Questo genere di eventi normalmente si conclude con un clamoroso crac.
Perché è più complicato di così – Il Bitcoin ha un valore reale.
L’interpretazione del Bitcoin come una semplice bolla irrazionale – il cui prototipo sarebbe la speculazione sui bulbi di tulipano in Olanda nel 1637- pone però parecchi problemi.
Intanto una vera bolla finanziaria non si verifica che una volta sola e dopo che è scoppiata non può ricominciare nessuna nuova infatuazione, soprattutto non per lo stesso prodotto. Non abbiamo mai sentito parlare di una nuova bolla finanziaria sui valori Internet dopo il crac del 2000, e neanche su i crediti “subprime” dopo il crac del 2007. Invece il Bitcoin ha già visto numerose bolle… e vi è sopravvissuto. Così sono andate le sue quotazioni:
⦁ Ha raggiunto un picco superiore a 20 € nel giugno 2011… prima di cadere di più del 50%.
⦁ Nuova crescita furiosa fino a più di 200 € nell’ aprile 2013 … poi perdita Brutale di più del 60% di quel valore;
⦁ Ancora un boom fino a passare i 900 € nel dicembre 2013… seguito da una rovinosa caduta verso il basso, a meno di 200 € nel gennaio 2015;
⦁ Infine un aumento più o meno continuo partendo dall’inizio del 2016 fino a circa 1200 € nella primavera 2017, seguito da una salita verticale a 7000 € nel novembre 2017.
La struttura è evidentemente diversa da quella di una semplice bolla finanziaria. Sono stati toccati dei piani successivi sempre più alti, inframezzati da periodi di rapido ribasso, ma ogni volta il valore del Bitcoin ha finito per riprendere la sua crescita. La progressione è paragonabile a una sequenza “ Tre passi avanti seguiti da un passo indietro “ – o piuttosto tre salti in avanti e uno indietro, dato che sia le progressioni, sia i passi indietro sono ogni volta massicci, se si esprimono in percentuale. O molti milioni di persone stanno sbagliando pesantemente e per giunta in modo ostinato, dato che ricominciano e ricominciano ogni volta… oppure vi è un vero valore sottostante al sistema Bitcoin.
Bisogna ancora ricordare che la moneta crittografica -come le sue sorelle minori costruite su principi analoghi- dà evidentemente dei servizi concreti, indipendentemente dal fatto che abbia o no un futuro come moneta. Questi servizi danno alla rete Bitcoin un innegabile valore. Il Bitcoin permette in effetti dei trasferimenti rapidi di denaro a bassissimo prezzo e ovunque nel mondo.
Mentre i servizi di trasferimento di denaro più conosciuti e utilizzati per esempio da decine di milioni di lavoratori immigrati, usciti da Paesi poveri per sostenere le loro famiglie che sono rimaste in patria, possono correntemente fatturare il 2% o anche il 3% di aggio, in funzione delle destinazioni, lo stessa accredito può essere realizzato a un costo trascurabile se viene fatto unicamente in Bitcoin, e conteggiando anche il cambio avanti e indietro tra Bitcoin e la moneta classica, -sia dalla parte del mittente sia da quella del destinatario del trasferimento di fondi-, si arriva a oneri dell’ordine di 0,5- 0,6 per cento.
La fila davanti ad un ufficio di una nota società di trasferimento di denaro, in un paese povero.
È difficile considerare un mezzo di trasferimento dei soldi che costa assai meno della concorrenza come una semplice “frode”.
La coda davanti all’agenzia di un’azienda di trasferimento di denaro molto nota, in un paese povero, dove anche la maggior parte dei clienti è povera, e paga dei costi per il servizio che in funzione della destinazione possono superare il 3%.
Ma il valore aggiunto più importante che i creatori e i fautori del Bitcoin sperano di ottenere è un altro. Si tratterebbe di fare sì che prenda il suo posto a fianco delle monete fiduciarie -ovvero emesse da uno Stato e dalla sua banca centrale- come alternativa protetta contro ogni tentativo di controllo e di manipolazione. Si potrebbe pagare un abito, un libro o un pasto al ristorante in Bitcoin. Si potrebbe risparmiare e investire in Bitcoin. Questo è credibile ?
Gli argomenti dello studio BNP Paribas – Il Bitcoin ha forse un avvenire limitato ?
Contrariamente ad altri scettici nei confronti del Bitcoin, lo studio fatto da BNP Paribas ha prodotto una relazione organizzata. Anche se il rapporto completo non è disponibile in internet, le descrizioni che ne fa la stampa economica riducono le obiezioni sollevate sostanzialmente a due punti fondamentali: la questione del prestatore di ultima istanza e la questione della deflazione.
La questione principale che bloccherebbe un l’utilizzo del Bitcoin su grande scala sarebbe quella del “prestatore di ultima istanza”. È giusto dire che se si prestano dei Bitcoins a una istituzione e questa fa fallimento, non c’è nessun rimedio possibile. Durante la crisi finanziaria del 2008 le banche centrali hanno stampato dei dollari nuovi, degli euro, eccetera, ma nessuno sarebbe in grado di creare dei nuovi Bitcoin per compensare il fallimento di un “intermediario di fiducia”, che sia una banca o un’altra istituzione finanziaria, perché il sistema Bitcoin è stato precisamente concepito perché ciò sia impossibile!
Un proprietario di Bitcoins che li avesse prestati a una banca non avrebbe più nessuna speranza (di recuperarli), contrariamente al caso dei conti in euro che sono garantiti fino a un massimo di 100.000 €, anche se sarà bene non prendere questa garanzia per oro colato (letteralmente).
Ma gli argomenti dello studio inducono a varie osservazioni. Vi sono almeno due punti che possono indurre in un grave errore :
⦁ Se si posseggono dei Bitcoins, contrariamente a quello che lo studio sembra implicare, non si è obbligati a prestarli a una banca! Evidentemente al contrario degli euro o di qualunque altra moneta fiduciaria che non si può possedere se non prestandola a una banca, che li inscrive come “Avere” su un conto bancario (salvo trattenere qualche banconota presso di sé, ma è una cosa molto limitata). Dunque se una banca o un intermediario finanziario fallisce, questo non avrà conseguenze se non per colui che ha prestato i suoi Bitcoins, cosa che da parte sua è stata una decisione senza dubbio volontaria perché c’è un’alternativa semplice: tenerseli.
⦁ Suggerire che pagare una casa con dei Bitcoins metterebbe in pericolo chi ha preso il prestito, è un’inversione pura e semplice della realtà. È la banca che ha imprestato i fondi che sarà al contrario in pericolo! In effetti in caso di fallimento di un numero eccessivo di operatori immobiliari con relative linee di credito, non potrà contare sulla Banca Centrale per crearle dei Bitcoins di rimpiazzo – ovviamente se il prestito era in Bitcoins. Invece è proprio questo di cui le grandi banche coinvolte nei prestiti “subprime” hanno avuto bisogno, per evitare il fallimento dopo il 2008.
D’altra parte può essere auspicabile prestare i propri Bitcoins, perché è auspicabile imprestare il proprio denaro per “farlo lavorare” sostenendo l’attività economica, così come ci si può augurare di acquistare delle obbligazioni e delle azioni – il che significa in definitiva imprestare dei fondi a istituzioni e imprese perché li facciano rendere. Ed è comunque vero che obbligazioni valutate in Bitcoins non potrebbero beneficiare di nessuna garanzia da una banca centrale -se colui che prende a prestito non può rimborsare, il denaro è perso.
Sì ma… è così grave?
Da una parte c’è sempre il rischio di perdere il proprio investimento – salvo certamente quando si è una grande banca “troppo grande per fare fallimento” (“too big to fail”) e quindi si può dire agli Stati e alle loro banche centrali: “ se non create moneta per prestarcela, andrà a fondo tutta l’economia insieme a noi “.
D’altra parte, che c’è di male a far sì che il rischio inerente a qualunque investimento sia reso chiaro e netto agli occhi di qualunque prestatore? non è una ragione per non prestare, è invece un sano incentivo a prestare con gli occhi aperti, accettando esplicitamente il rischio piuttosto che illudersi su un investimento totalmente sicuro che nella realtà non può esistere. Questo significa anche che non si presteranno i risparmi per le emergenze, destinati a fronteggiare gli imprevisti, e che si chiederà una giusta remunerazione per il rischio che ci si accolla.
Bitcoin deflazionista – è un inconveniente un vantaggio in un mondo limitato?
Lo studio sottolinea ulteriormente e a ragione l’effetto deflazionista del numero massimo non superabile di Bitcoins fissato definitivamente.
Il problema è il seguente: se cresce l’economia, mentre la quantità di unità monetaria resta costante o quasi costante, il valore di ogni unità monetaria avrà tendenza ad aumentare, ovvero il prezzo dei beni espresso in questa unità monetaria avrà tendenza a diminuire. Si tratta dell’inverso dell’inflazione, da qui il nome di deflazione. Ma la deflazione ha per conseguenza di rallentare l’economia, perché tutti sono indotti a rimandare i propri acquisti quanto più possibile, per approfittare di prezzi ancora più bassi, e da qui una domanda più debole, minori attività e minore impiego, Dunque meno reddito e dunque ancora meno domanda, eccetera, in una spirale negativa.
Questa conseguenza legata alla generalizzazione del Bitcoin è uno scenario credibile. Dovremmo allora augurarci che il Bitcoin non si trasformi in moneta corrente accettata in tutto il mondo e non soltanto in Giappone, per evitare il rallentamento della crescita economica?
E se l’effetto deflattivo dato da una generalizzazione del Bitcoin non fosse in effetti un inconveniente… ma un vantaggio ?
Una moneta fiduciaria che si può espandere all’infinito come il dollaro o l’euro è molto adatta ad un periodo di crescita economica rapida come quella degli anni che vanno dal 1945 al 2008, ma l’umanità dopo la grande crisi finanziaria è entrata lentamente in un periodo di crescita più debole, che dovrebbe essere seguito da un rallentamento ulteriore della crescita, o anche dalla decrescita pure semplice, questo per delle ragioni di fondo che non hanno niente a che vedere con il denaro.
⦁ Esaurimento progressivo delle risorse, in particolare quelle energetiche, con un aumento strutturale continuo del costo di estrazione dell’energia, ovvero dell’energia che deve essere investita per estrarre un barile di petrolio o un metro cubo di gas in più: questo diminuisce progressivamente la percentuale dell’energia estratta che costituisce un vero guadagno.
⦁ Carenza nel dominare la complessità, sempre più evidente dalle difficoltà enormi per prendere decisioni importanti su scala mondiale – aumento del disordine politico – ed anche nella palese degenerazione dei “grandi progetti”.
⦁ Senza parlare ulteriormente dell’impatto sull’ambiente, i crescenti disagi che riguardano anche gli uomini, i danni alla natura provocati dall’attività industriale che tendono sempre più a superare i vantaggi che vengono dallo sviluppo.
Insomma l’umanità incontra e incontrerà sempre più dei limiti alla sua attività per il semplice fatto che il nostro mondo è limitato e così pure le sue risorse.  Bitcoin è in quantità strutturalmente limitata ed è ben adatto ad un mondo limitato, a un’economia mondiale che sempre più trova dei limiti e che dovrà ulteriormente adattarsi se vuole evitare improvvise decrescite brusche e catastrofiche.
Dunque è una monetache potrebbe adattarsi a un mondo che dovrà limitarsi per non andare in rovina – cioè un mondo dove specialmente le reti elettrica e internet resteranno complessivamente funzionanti dato che l’esistenza stessa del sistema Bitcoin ne è evidentemente dipendente.
La crescita infinita dei consumi materiali, in un mondo limitato, è impossibile. (E.F. Schumacher)
Solo se un collasso economico portasse a una riduzione brutale della società strutturata, sarebbe in pericolo l’esistenza e l’affidabilità delle reti – tal quale il collasso dell’economia post-Sovietica dopo il 1991 anche se per differenti ragioni- in tal caso Bitcoin non potrebbe più servire nè come moneta nè come sistema di pagamenti- ma in questo scenario estremo soltanto i metalli preziosi potrebbero prenderne il posto.
Nota finale sul Bitcoin come investimento…
Non c’è dubbio che in periodi di forti aumenti dei valori la domanda “bisogna comprare?” oppure “bisogna vendere?” riveste un grande interesse! (per chi ne ha).
Insistiamo su due punti essenziali :
⦁ Il sistema Bitcoin è in pieno sviluppo, ha già avuto un certo successo, presenta delle prospettive future attraenti, ma è tuttora sperimentale. La possibilità di estenderlo su una dimensione non di qualche milione ma di centinaia di milioni o anche di miliardi di utenti non è ancora dimostrata. Si può immaginare anche il fallimento del Bitcoin nel tentativo di diventare una vera moneta, oppure l’avvento di un’altra criptomoneta che lo soppianti.
⦁ Il valore di cambio della moneta Bitcoin dopo il 2011 ha già conosciuto almeno tre fenomeni di bolla, come abbiamo già detto. Niente garantisce che il valore raggiunto un giorno lo sarà ancora il giorno dopo, il mese dopo o l’anno dopo.
Ad ogni buon conto, nessuna persona ragionevole investirà in un sistema innovativo ma sperimentale più “di quanto non possa permettersi di perdere”.